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Notaro giacom(m)o
F eruto sono isuariatamente. amore ma feruto op(er)che cosa. |
I
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Notaro giacom(m)o F eruto sono isuariatamente. amore ma feruto op(er)che cosa.
cadio degia dire lo conuenente. diquelli che ditrouare nonan(n)o posa. |
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Notaro Giacommo . Feruto sono isvariatamente: Amore m'à feruto, o per che cosa?
Cad io degia dire lo convenente
di quelli che di trovare non ànno posa:
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II
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cadicono neloro detti fermamente. camore adeita jmse richiosa. edio lodico chenon(n)e neiente. cadio damore sia odessere osa. |
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Ca dicono ne' loro detti fermamente c'Amore à deità jm sé richiosa;
ad io lo dico che non è neiente,
ca dio d'amore sia o d'essere osa.
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III
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Echi meneuolesse contastare. jgliene mostreria rasgione aua(n)ti. cadio non(n)e seno nuna deitate. |
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E chi me ne volesse contrastare, j' gliene mostreria rasgione avanti:
ca dio non è, se no n' una deitate.
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IV
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Edio jnuanita nonuolglio piu stare. voi chetrouate noui detti tanti. posatelo didire cheuoi pechate. |
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Ed io jn vanità non volglio più stare: voi che trovate novi detti tanti,
posatelo di dire, che voi pechate.
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. Feruto sono suariatamente Et amor m'ha feruto oh, perche cosa Ched'io deggia dir lo convene(n)te di quej che di trouar non hanno posa Che dicon ne lor dettj fermamente Ch'amor ha deita in se rinchiusa Ed io lo dico che non è niente Che dio d'amor sia o, desser osa Et chi mene uolesse contastare jo gliene mostrerria ragion daua(n)tj che dio non è senon una deitate Et dio in uanita non ui puo stare Voi ch(e) trouate nuovi dettj tanti Posatelo di dire che uoj peccate. |
I
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Feruto sono suariatamente Et amor m'ha feruto oh, perche cosa Ched'io deggia dir lo convene(n)te di quej che di trouar non hanno posa |
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Feruto sono svariatamente: et Amor m'ha feruto, oh, per che cosa?
Ched' io deggia dir lo convenente
di quej che di trovar non hanno posa:
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II
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Che dicon ne lor dettj fermamente Ch'amor ha deita in se rinchiusa Ed io lo dico che non è niente Che dio d'amor sia o, desser osa |
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Che dicon ne' lor dettj fermamente ch'amor ha deità in sé rinchiusa;
ed io lo dico, che non è niente,
che dio d'amor sia o, d'esser osa.
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III
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Et chi mene uolesse contastare jo gliene mostrerria ragion daua(n)tj che dio non è senon una deitate |
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Et chi me ne volesse contrastare, jo gliene mostrerria ragion davanti,
che dio non è se non una deitate.
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IV
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Et dio in uanita non ui puo stare Voi ch(e) trouate nuovi dettj tanti Posatelo di dire che uoj peccate. |
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Et dio in vanità non vi può stare: voi che trovate nuovi dettj tanti,
posatelo di dire, che voj peccate.
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. F eruto sono suariatamente amor ma feruto operche chosa. chedio deggia dir loconuenente dique cheditrouar nonanno posa chedicon nelor detti fermamente chamor adeita inse rinchiusa edio lodicho chenone niente chedio damor sia odesser osa. Echimene uolesse contastare iglene mosterria ragion diuanti. chedio none senon una deitate Edio inuanita nonui po stare. uoi chetrouate noui decti tanti posatelo didir cheuoi pecchate. |
I
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F eruto sono suariatamente amor ma feruto operche chosa. chedio deggia dir loconuenente dique cheditrouar nonanno posa |
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Feruto sono svariatamente: Amor m'à feruto, o per che chosa?
Ched io deggia dir lo convenente
di que' che di trovar non ànno posa:
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II
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chedicon nelor detti fermamente chamor adeita inse rinchiusa edio lodicho chenone niente chedio damor sia odesser osa. |
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Che dicon ne' lor detti fermamente ch'amor à deità in sé rinchiusa;
ed io lo dicho che non è niente,
che dio d'amor sia, o d'esser osa.
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III
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Echimene uolesse contastare iglene mosterria ragion diuanti. chedio none senon una deitate |
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E chi me ne volesse contastare, i' glene mosterria ragion divanti,
che dio non è se non una deitate.
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IV
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Edio inuanita nonui po stare. uoi chetrouate noui decti tanti posatelo didir cheuoi pecchate. |
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E dio in vanità non vi pò stare: voi che trovate novi decti tanti,
posatelo di dir, che voi pecchate.
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. Feruto sono isuariatamente. amore maferuto orp(er)che cosa. p(er)chio uisaccia dir loco(n)uene(n)te. diquelli che del trouar noa(n)no posa. che dicono i(n)lor dicto spessam(en)te. chamore a jnse deitate i(n)clusa. et io si dico che none neiemte. che piu dun dio none ne e(sser)e osa. E chi lomivolesse contastare. jo lilmosserei p(er)uia emanto. come none piu duna deitate. jn vanitate no(n) uoglo più stare. uoi che trouate nouo d(ic)to ecanto. partiteui dacio che uoi peccate. |
I
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Feruto sono isuariatamente. amore maferuto orp(er)che cosa. p(er)chio uisaccia dir loco(n)uene(n)te. diquelli che del trouar noa(n)no posa. |
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Feruto sono isvariatamente: Amore m'à feruto, or per che cosa?
Perch'io vi saccia dir lo convenente
di quelli che del trovar no ànno posa.
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II
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che dicono i(n)lor dicto spessam(en)te. chamore a jnse deitate i(n)clusa. et io si dico che none neiemte. che piu dun dio none ne e(sser)e osa. |
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Che dicono in lor dicto spessamente ch'amore à jn sé deitate inclusa;
et io sì dico che non è neiemte,
che più d'un dio non è, né essere osa.
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III
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E chi lomivolesse contastare. jo lilmosserei p(er)uia emanto. come none piu duna deitate. |
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E chi lo mi volesse contastare, jo li mosserei per via e manto
come non è più d'una deitate.
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IV
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jn vanitate no(n) uoglo più stare. uoi che trouate nouo d(ic)to ecanto. partiteui dacio che uoi peccate. |
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Jn vanitate non voglo più stare: voi che trovate novo dicto e canto,
partitevi da ciò, che voi peccate.
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