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tenzone v. labate ditiboli
O jdeo damore ate facco preghera. caminteniate sio chero razone. |
I
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labate ditiboli O jdeo damore ate facco preghera. caminteniate sio chero razone.
cadio sono tutto fatto atuo manera. eauelli ebarba agio atua fazone. |
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L'abate di Tiboli Oj deo d'amore, a te facco preghera
ca m'inteniate s'io chero razone:
cad io sono tutto fatto a tuo manera,
cavelli e barba agio a tua fazone,
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II
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edongni parte aio uiso eciera. esegio jnquatro serppi ongne stasgione. elalingua agiornata me legiera. pero fui fatto aquesta misprespresgione. |
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Ed ongni parte aio, viso e ciera, e segio jn quatro serppi ongne stasgione;
e la lingua agiornata m'è legiera,
però fui fatto a questa misprespresgione.
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III
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Esono montato p(er) lequatro scale. esomasiso edato mai feruto. delo dardo delauro ondo gran male |
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E sono montato per le quatro scale, e som'asiso, e dato m'ài feruto
de lo dardo de l'auro, ond'ò gran male,
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IV
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Ep(er)merzede locore ma partuto. di quello delo pimbo fo altretale. aquella p(er) chui questo me auenuto. |
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E per merzede lo core m'à partuto: di quello de lo pimbo fo altretale
a quella per chui questo m'è avenuto.
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. A i deo damore auoi faccio preghera. chemintendiate sìchero ragione gia sonio facto atua manera. aggio chauelli ebarba atua faççone. enongni parte aggio uiso ecera. eseggion quattro serpi ogni stagione. perlale gran giornata me leggera. son bennato attua speragione . Eson salito perlequattro scale. esono afficto mattummai feruto. del dardo dellaurondo gran male. Chepermeçço locore mai partuto. daquello del piombo fa altrectale. aquella percui questo me auenuto. |
I
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.
A i deo damore auoi faccio preghera. chemintendiate sìchero ragione gia sonio facto atua manera. aggio ehauelli ebarba atua faççone. |
.
Ai deo d'amore, a voi faccio preghera che m'intendiate, sì chero ragione:
già son io facto a tua manera,
aggio chavelli e barba a tua faççone,
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II
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enongni parte aggio uiso ecera. eseggion quattro serpi ogni stagione. perlale gran giornata me leggera. son bennato attua speragione. |
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E n'ongni parte aggio, viso e cera, e seggio 'n quattro serpi ogni stagione;
per l'ale gran giornata m'è leggera,
son ben nato a ttua speragione.
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III
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Eson salito perlequattro scale. esono afficto mattummai feruto. del dardo dellaurondo gran male. |
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E son salito per le quattro scale, e sono afficto, ma tu mm'ài feruto
del dardo del lauro, nd' ò gran male,
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IV
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Chepermeçço locore mai partuto. daquello del piombo fa altrectale. aquella percui questo me auenuto. |
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Che per meçço lo core m'ài partuto: da quello del piombo fa altrectale,
a quella per cui questo m'è avenuto.
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Notaro giacom(m)o
F eruto sono isuariatamente. amore ma feruto op(er)che cosa. |
I
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Notaro giacom(m)o F eruto sono isuariatamente. amore ma feruto op(er)che cosa.
cadio degia dire lo conuenente. diquelli che ditrouare nonan(n)o posa. |
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Notaro Giacommo . Feruto sono isvariatamente: Amore m'à feruto, o per che cosa?
Cad io degia dire lo convenente
di quelli che di trovare non ànno posa:
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II
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cadicono neloro detti fermamente. camore adeita jmse richiosa. edio lodico chenon(n)e neiente. cadio damore sia odessere osa. |
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Ca dicono ne' loro detti fermamente c'Amore à deità jm sé richiosa;
ad io lo dico che non è neiente,
ca dio d'amore sia o d'essere osa.
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III
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Echi meneuolesse contastare. jgliene mostreria rasgione aua(n)ti. cadio non(n)e seno nuna deitate. |
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E chi me ne volesse contrastare, j' gliene mostreria rasgione avanti:
ca dio non è, se no n' una deitate.
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IV
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Edio jnuanita nonuolglio piu stare. voi chetrouate noui detti tanti. posatelo didire cheuoi pechate. |
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Ed io jn vanità non volglio più stare: voi che trovate novi detti tanti,
posatelo di dire, che voi pechate.
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. Feruto sono suariatamente Et amor m'ha feruto oh, perche cosa Ched'io deggia dir lo convene(n)te di quej che di trouar non hanno posa Che dicon ne lor dettj fermamente Ch'amor ha deita in se rinchiusa Ed io lo dico che non è niente Che dio d'amor sia o, desser osa Et chi mene uolesse contastare jo gliene mostrerria ragion daua(n)tj che dio non è senon una deitate Et dio in uanita non ui puo stare Voi ch(e) trouate nuovi dettj tanti Posatelo di dire che uoj peccate. |
I
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Feruto sono suariatamente Et amor m'ha feruto oh, perche cosa Ched'io deggia dir lo convene(n)te di quej che di trouar non hanno posa |
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Feruto sono svariatamente: et Amor m'ha feruto, oh, per che cosa?
Ched' io deggia dir lo convenente
di quej che di trovar non hanno posa:
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II
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Che dicon ne lor dettj fermamente Ch'amor ha deita in se rinchiusa Ed io lo dico che non è niente Che dio d'amor sia o, desser osa |
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Che dicon ne' lor dettj fermamente ch'amor ha deità in sé rinchiusa;
ed io lo dico, che non è niente,
che dio d'amor sia o, d'esser osa.
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III
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Et chi mene uolesse contastare jo gliene mostrerria ragion daua(n)tj che dio non è senon una deitate |
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Et chi me ne volesse contrastare, jo gliene mostrerria ragion davanti,
che dio non è se non una deitate.
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IV
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Et dio in uanita non ui puo stare Voi ch(e) trouate nuovi dettj tanti Posatelo di dire che uoj peccate. |
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Et dio in vanità non vi può stare: voi che trovate nuovi dettj tanti,
posatelo di dire, che voj peccate.
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. F eruto sono suariatamente amor ma feruto operche chosa. chedio deggia dir loconuenente dique cheditrouar nonanno posa chedicon nelor detti fermamente chamor adeita inse rinchiusa edio lodicho chenone niente chedio damor sia odesser osa. Echimene uolesse contastare iglene mosterria ragion diuanti. chedio none senon una deitate Edio inuanita nonui po stare. uoi chetrouate noui decti tanti posatelo didir cheuoi pecchate. |
I
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F eruto sono suariatamente amor ma feruto operche chosa. chedio deggia dir loconuenente dique cheditrouar nonanno posa |
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Feruto sono svariatamente: Amor m'à feruto, o per che chosa?
Ched io deggia dir lo convenente
di que' che di trovar non ànno posa:
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II
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chedicon nelor detti fermamente chamor adeita inse rinchiusa edio lodicho chenone niente chedio damor sia odesser osa. |
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Che dicon ne' lor detti fermamente ch'amor à deità in sé rinchiusa;
ed io lo dicho che non è niente,
che dio d'amor sia, o d'esser osa.
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III
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Echimene uolesse contastare iglene mosterria ragion diuanti. chedio none senon una deitate |
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E chi me ne volesse contastare, i' glene mosterria ragion divanti,
che dio non è se non una deitate.
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IV
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Edio inuanita nonui po stare. uoi chetrouate noui decti tanti posatelo didir cheuoi pecchate. |
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E dio in vanità non vi pò stare: voi che trovate novi decti tanti,
posatelo di dir, che voi pecchate.
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. Feruto sono isuariatamente. amore maferuto orp(er)che cosa. p(er)chio uisaccia dir loco(n)uene(n)te. diquelli che del trouar noa(n)no posa. che dicono i(n)lor dicto spessam(en)te. chamore a jnse deitate i(n)clusa. et io si dico che none neiemte. che piu dun dio none ne e(sser)e osa. E chi lomivolesse contastare. jo lilmosserei p(er)uia emanto. come none piu duna deitate. jn vanitate no(n) uoglo più stare. uoi che trouate nouo d(ic)to ecanto. partiteui dacio che uoi peccate. |
I
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Feruto sono isuariatamente. amore maferuto orp(er)che cosa. p(er)chio uisaccia dir loco(n)uene(n)te. diquelli che del trouar noa(n)no posa. |
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Feruto sono isvariatamente: Amore m'à feruto, or per che cosa?
Perch'io vi saccia dir lo convenente
di quelli che del trovar no ànno posa.
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II
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che dicono i(n)lor dicto spessam(en)te. chamore a jnse deitate i(n)clusa. et io si dico che none neiemte. che piu dun dio none ne e(sser)e osa. |
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Che dicono in lor dicto spessamente ch'amore à jn sé deitate inclusa;
et io sì dico che non è neiemte,
che più d'un dio non è, né essere osa.
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III
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E chi lomivolesse contastare. jo lilmosserei p(er)uia emanto. come none piu duna deitate. |
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E chi lo mi volesse contastare, jo li mosserei per via e manto
come non è più d'una deitate.
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IV
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jn vanitate no(n) uoglo più stare. uoi che trouate nouo d(ic)to ecanto. partiteui dacio che uoi peccate. |
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Jn vanitate non voglo più stare: voi che trovate novo dicto e canto,
partitevi da ciò, che voi peccate.
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labate ditiboli. Q valomo altrui riprende spessa mente. are rampongne viene tale fiate. |
I
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labate ditiboli. Q valomo altrui riprende spessa mente. are rampongne viene tale fiate.
atelo dico amico jmprimamente. canoncredo caleale mente amiate. |
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L'abate di Tiboli. . Qual omo altrui riprende spessa mente, a re rampogne viene tale fiate;
a te lo dico, amico, jmprimamente,
ca non credo ca leale mente amiate.
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II
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samore tauesse feruto corale mente. nomparleresti p(er) diuinitate. nanti credereste ciertamente. camore auesse jmse gran potestate. |
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S'Amore t'avesse feruto corale mente, nom parleresti per divinitate;
nanti credereste ciertamente
c'Amore avesse jm sé gran potestate.
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III
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Amore amolto schura canoscienza, sinadiuiene come duna batalglia. chista uedere riprende chi combatte. |
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Amore à molto schura canoscienza, sì n' adiviene come d'una batalglia:
chi stà vedere riprende chi combatte.
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IV
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Quella ripresa non tengna ualienza. chia catta Iomercato sa cheualglia. chi lieuie sente piu che quello che batte. |
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Quella ripresa non tengna valienza: chi acatta lo mercato sà che valglia,
chi lievie sente più che quello che batte.
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. Q ualuomo altru riprende spessamente. alerampogne uene alefiate. auolodicho amicho imprimamente. cheo no(n)credo chelealme(n)tamiate. samoruauesse feruto coralmente. non parlereste perdiuinitate. uostra credença fora certamente. chamor auesse inse gran potestate Amore amolto scura chanoscença, ediuen come que che alabattalgla. chetien mente eriprende que checombatte. Quella ripresta no(n) tengho uale(n)ça. chiaccattal merchato sa che ualgla. chileua sente piu chequel chebatte. |
I
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Q ualuomo altru riprende spessamente. alerampogne uene alefiate. auolodicho amicho imprimamente. cheo no(n)credo chelealme(n)tamiate. |
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Quale uomo altrù' riprende spessamente, a le rampogne vene a le fiate;
a vo' lo dicho, amicho, imprimamente,
ch'eo non credo che lealmente amiate.
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II
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samoruauesse feruto coralmente. non parlereste perdiuinitate. uostra credença fora certamente. chamor auesse inse gran potestate |
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S'Amor v'avesse feruto coralmente, non parlereste per divinitate;
vostra credença fora certamente
ch'amor avesse in sè gran potestate.
|
III
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Amore amolto scura chanoscença, ediuen come que che alabattalgla. chetien mente eriprende que checombatte. |
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Amore à molto scura chanoscença, e diven come que ch' è a la battalgla,
che tien mente e riprende que' che combatte.
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IV
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Quella ripresta no(n) tengho uale(n)ça. chiaccattal merchato sa che ualgla. chileua sente piu chequel chebatte. |
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Quella ripresta non tengho valença: chi accatta 'l merchato sa che valgla,
chi leva sente più che quel che batte.
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. Qualhom riprende altrui spessamente. alerampogne vene alefiate pe(r) uoi lo dico amico jnp(ri)mamente. che no(n) credo che lealmente amiate. che samor uistringesse coralmente. no(n) pa(r)lereste p(er)dounitate. ançi chredereste veracemente . che elli auesse i(n)se gran potestate. p(er)cio che disischura canoscença. che douen come duna batagla. chista ueder rip(re)nde chi co(m)batte. quella rip(re)sa no(n) tegne ualença. chi accattal mercato sa che uagla. chi leua sente piu che quei che batte. |
I
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Qualhom riprende altrui spessamente. alerampogne vene alefiate pe(r) uoi lo dico amico jnp(ri)mamente. che no(n) credo che lealmente amiate. |
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Qual hom riprende altrui spessamente, a le rampogne vene a le fiate;
per voi lo dico, amico, jnprimamente,
che non credo che lealmente amiate.
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II
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che samor uistringesse coralmente. no(n) pa(r)lereste p(er)dounitate. ançi chredereste veracemente . che elli auesse i(n)se gran potestate. |
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Che s'Amor vi stringesse coralmente, non parlereste per dovnitate;
ançi chredereste veracemente
che elli avesse in sé gran potestate.
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III
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p(er)cio che disischura canoscença. che douen come duna batagla. chista ueder rip(re)nde chi co(m)batte.
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Per ciò ch' è di si schura canoscença, che doven come d'una batagla:
chi stà veder riprende chi combatte.
|
IV
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quella rip(re)sa no(n) tegne ualença. chi accattal mercato sa che uagla. chi leua sente piu che quei che batte.
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Quella ripresa non tegne valença: chi accatta 'l mercato sa che vagla,
chi leva sente più che quei che batte.
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Notaro giacomo
C otale gioco mai nomfue ueduto. cagio uercongna didire cio chessento. |
I
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Notaro giacomo C otale gioco mai nomfue ueduto. cagio uercongna didire cio chessento.
edottoui chenonmisia creduto. per congnomo neuiue ascaltrimento. |
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Notaro Giacomo .
Cotale gioco mai nom fue veduto, c'agio vercongna di dire ciò che ssento,
e dottovi che non mi sia creduto,
per c'ongn'omo ne vive a scaltrimento;
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II
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puruno poco sia damore feruto. sisiragienza efa suo parlamento. edicie donna sinono iltuo aiuto. jmende moro efon(n)e saramento. |
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Pur uno poco sia d'amore feruto, sì si ragienza e fa suo parlamento,
e dicie: << Donna, si non ò il tuo aiuto,
j' me 'nde moro, e fonne saramento>> .
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III
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Grande noia mifan(n)o jmenzoneri. sinpronta mente dicono loro menzongna. maio louero dicolo uolontieri. |
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Grande noia mi fanno j menzoneri, s'impronta mente dicono loro menzonga,
ma io lo verdo dicolo volontieri;
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IV
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Matacciolmi cheno misia uergongna. cadongni partte amaro pemsieri. edentra meue comagua inspungna |
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Ma tacciolmi, che no mi sia vergongna, cad ongni partte amaro pemsieri
è dentr' a meve com agua in spugna.
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. C otal giuocho nonfu mai ueduto. cho uergongna didir cio chio sento. etemone chenommi sia creduto . Pero chongnuom uiue ascaltrimento. epurunpocho sia damor feruto. sissi racchoçça effa su parlamento. edice donna sia nonagio aiuto. io mene moro efonne saramento. Pero gran noia mifanno mençonieri. plu prontame(n)te dicono me(n)çogne. cheol uero edirial uolontieri. Ma cielolo pero cheme vergongna. enon(n)e parteamor penseri. intrate inme chomagua inispungna. |
I
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C otal giuocho nonfu mai ueduto. cho uergongna didir cio chio sento. etemone chenommi sia creduto . Pero chongnuom uiue ascaltrimento. |
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Cotal giuocho non fu mai veduto, ch'ò vergongna di dir ciò ch'io sento,
e temone che no mmi sia creduto,
però ch'ongn'uom vive a scaltrimento;
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II
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epurunpocho sia damor feruto. sissi racchoçça effa su parlamento. edice donna sia nonagio aiuto. io mene moro efonne saramento. |
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E pur un pocho sia d'amor feruto, sì ssi racchoçça e ffa su' parlamento,
e dice: << Donna, s'ia non agio aiuto,
io me ne moro e fonne saramento>>.
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III
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Pero gran noia mifanno mençonieri. plu prontame(n)te dicono me(n)çogne. cheol uero edirial uolontieri. |
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Però gran noia mi fanno mençonieri, plù prontamente dicono mençogne,
che ol vero e dirial' volontieri;
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IV
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Ma cielolo pero cheme vergongna. enon(n)e parteamor penseri. intrate inme chomagua inispungna. |
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Ma cielolo però che m'è vergongna, e nonn è parte amor penseri
intrat' è chom' agua in ispungna.
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. labate ditiboli C onuostro onore faccoui vnonuito. sergiacomo valente achui ... [chino] Louostro amore uoria fermo ecompito. ep(er) uostro amore benamo lentino. Louostro detto poi chio lagio adito. piu mi rischiara chelaira sereno. magio jmfrali mesi el piu alorito. p(er) dolzi fiori. che spande egliel piu fino. ORdumque amagio asimilgliato siete. chespandete …… detti edamorosi. piu dinullo altro amadore como sacca. Edio uamo piu che non credete. sen uer diuoi trouai detti noiosi. riposomende alora cauoi piacca. |
I
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labate ditiboli C onuostro onore faccoui vnonuito. sergiacomo valente achui ... [chino] Louostro amore uoria fermo ecompito. ep(er) uostro amore benamo lentino. |
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L'abate di Tiboli .
Con vostro onore faccovi uno 'nvito, ser Giacomo valente, a chui ... chino:
lo vostro amore voria fermo e compito,
e per vostro amore ben amo Lentino.
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II
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Louostro detto poi chio lagio adito. piu mi rischiara chelaira sereno. magio jmfrali mesi el piu alorito. p(er) dolzi fiori. che spande egliel piu fino. |
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Lo vostro detto, poi ch'io l'agio adito, più mi rischiara che l'aira sereno.
Magio jmfra li mesi è 'l più alorito,
per dolzi fiori che spande egli è 'l più fino.
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III
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ORdumque amagio asimilgliato siete. chespandete …… detti edamorosi. piu dinullo altro amadore como sacca. |
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Ordunque a Magio asimilgliato siete, che spandete detti ed amorosi
più di nullo altro amadore como sacca.
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IV
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Edio uamo piu che non credete. sen uer diuoi trouai detti noiosi. riposomende alora cauoi piacca. |
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Ed io v'amo più che non credete: se 'n ver di voi trovai detti noiosi,
riposomende a l'ora c'a voi piacca.
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